Il Gruppo Contatti Chi Siamo Come Associarsi Sezione Soci
BABY
Training
Rubriche
Bravi tutti
di A. Gelli
Interviste
di G. Franceschi
Home > Maratona di New York

1 Novembre 2009 - New York City Marathon

Foto
New York
di Giovanni Franceschi

Continua la mia latitanza dalla corsa domenicale. L'impegno della raccolta delle olive si fa sentire, tanto più se il raccolto è il doppio del precedente e gli aiuti degli amici sono dimezzati. Chissà per quale motivo, dopo avermi frequentato per qualche tempo, vengo regolarmente evitato. Eppure anche io, e da sempre, faccio la doccia con il Pino Silvestre.
Leggo resoconti di lunghi da parte di componenti del mio gruppo, anche da chi ha corso la maratona di Lucca, in preparazione di quella di Firenze. Una dopo l'altra come le ciliegie. E oggi si correva New York. Sono passati 27 anni da quando con Bruno (il cardiologo) ci siamo avventurati da quelle parti. Era il secondo anno dei tapascioni Italiani a quella maratona e per me era il secondo anno di podismo. L'Orciuolo mi faceva da traduttore, ma successivamente ho imparato la lingua inglese così bene, da affidarmi a pagamento a interpreti locali.
Nel viaggio aereo con i nazionali d'Italia, c'erano anche il prof. Lenzi e il grande Massimo Magnani con Laura Fogli e marito, che poi avrei ritrovato alle maratone di Londra e Parigi. I nostri atleti si meravigliavano delle quattro ore che avremmo impiegato per concludere la prova.
Avevo la sensazione che, osservandomi, pensassero che ne avrei impiegate sei, di ore. Con loro ci siamo allenati al Central Park; dovevo fare tre passi per pareggiare il loro. Era comunque un bello spettacolo vederci partire tutti insieme dalla Settima Strada, con la stessa tuta bianca, scudettata di tricolore. Accusavo dei brividi, ma non di freddo. A massacrarmi di fatica ci pensava il cardiologo, trascinandomi a piedi in quella metropoli infinita dalla mattina alla sera, tant'è che alla vigilia non ero più in grado di camminare, dolori ovunque, infiammazioni all'inguine. Ero sgomento. Comprammo delle pastiglie in albergo, senza sapere quanto fossero miracolose. Non le ho più ritrovate. L'indomani il dottore Bruno mi consegna una busta con la promessa che avrei dovuto aprirla dopo la corsa. Conclusi la maratona in quattro ore e cinque minuti.
Se ripenso al tempo perso alla partenza, con la calca dei 15.000, le tre volte che mi fermai per dolori addominali (le schifezze ingerite il Sabato sera) e il dolore ai piedi, con i calzini bianchi rossi di sangue, per le scarpe troppo piccole (per cui nei giorni successivi andavo al lavoro incravattato, ma in pantofole), sarei sceso abbondantemente sotto le 4 ore. Recuperando la borsa con gli indumenti, lessi lo scritto dell'Orciuolo, che dispiaciuto, presagiva un mio ritiro dalla maratona. Tornando in albergo (a piedi nudi) canticchiando felice, inviavo ringraziamenti ai miei numerosi numi tutelari. Magnani mi consigliò l'acquisto di due paia di scarpe: le Oregon dell'Adidas e le Nike Terra, presentate in occasione dell'evento, suscitando l'invidia degli amici del paesello. La Domenica successiva, all'Arena Garibaldi, era di scena il Napoli. La maggioranza di loro calzava imitazioni delle Nike.
Ho rivissuto, con queste righe, una nuova giornata di ricordi felici, ma è l'attualità che conta e con il presente un rapido ritorno alla marcia.