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Home > Cronache e foto della corsa di Stiava.

18 Ottobre 2009 - Trofeo 3 Province, Stiava

 
Stiava dolce Stiava
di Giovanni Ciardelli

Sarà che oggi non c’ho da far niente, sono solo a casa e alla televisione non c’è nulla di interessante, ma la cronaca della corsa la voglio fare io. Correre a Stiava ha sempre qualcosa di familiare, forse perché vi ho partecipato molte volte o forse perché sono successe sempre cose che ti rimangono impresse nella memoria.
Questa volta non eravamo molti (per la precisione in otto: 16 euro) perché altri hanno deciso di andare ad Orentano dove il terreno si presentava più pianeggiante in vista delle prossime ed imminenti maratone.
Io comunque non ho resistito alla tentazione delle salite di Stiava. Questa volta la macchinata composta da Angelo, Simone e Stefano decide di seguire me e mio babbo ed arriva in tempo al ritrovo della corsa; l’anno scorso si accorsero che seguivano la macchina sbagliata quando erano già a La Spezia....
La corsa, come al solito, parte molto lenta ed il gruppetto che va a formarsi è quello di sempre: il sottoscritto, Angelo (Belcari), Stefano (Milani) e Simone (Luperini) con la new entry Fabio (Allegrini); Riccardo (Ciardelli) invece alla prima rotonda si è staccato o si è fermato a chiacchiera: boh!.
Si sale quasi subito ma la salita è molto leggera e dopo un paio di chilometri c’è già la divisione tra la lunga (20 chilometri Stiavini*) e la corta. Appena dopo il bivio si sale davvero e lì si forma la selezione (si fa per dire) fino ad incontrare dopo qualche chilometro due “pettate” che levano il fiato. Si arriva quindi al primo ristoro (tè, acqua, nespole ecc), nello stesso punto in cui circa due anni fa la nostra amica Alessandra fu “acchiappata” la volo mentre stava svenendo (sono comunque bei ricordi). Dopo una lunga pausa al ristoro si scavalla il monte ed inizia un percorso fatto di sali e scendi (secondo me più sali che scendi) finché non si arriva al secondo ristoro (tè, acqua, limone ecc.) immerso in uno splendido sentiero di montagna; qua il panorama è davvero mozzafiato forse anche per l’ottima visibilità della giornata; è proprio in quel momento suggestivo che il trittico Angelo, Stefano e Simone dopo lunghe digressioni su donne, uomini e un po’ di sesso, decidono di fermarsi contemporaneamente dietro un cespuglio per i loro bisogni. Devo dire che da quel momento in poi la mia corsa è cambiata; ho lasciato tirare il gruppo a loro e mi sono messo a ruota con Fabio; tutto questo non certo per la stanchezza ma per la paura che in caso di brusche frenate… La corsa costeggia il costone del monte in un sentiero molto bello ed il panorama è sempre molto spettacolare; arriviamo sul famoso monte Pitoro e ormai le salite sembrano essere alle spalle (ci sbagliavamo). Si gira attorno ad un paese che non ricordo il nome e poi si scende verso un paesino che si chiama Coli (me lo ricordo bene perché è anche il nome di un mio collega). Si scende ancora in modo molto ripido e si arriva ad uno dei migliori ristori del circuito delle tre province: il “macellaio” di Stiva. Ci sarebbe da mangiare tante di quelle cose ma la stanchezza la fa da padrona e opto per un bicchier d’acqua ed uno di tè. Con la lacrime agli occhi sto per abbandonare il ristoro pieno di tutto quel ben di Dio (salsicce, panini alla soppressata, al biroldo al salame ecc.) quando mi faccio forza e dico all’omino che serviva al ristoro: posso portarmi via un panino? L’omino più contento di me, mi dà una busta e mi ci mette 2 panini alla soppressata e una salsiccia (nemmeno fossi andato alla Coop). Ripartiamo e ci buttiamo in discesa certi di arrivare direttamente in picchiata all’arrivo; e invece no! Arrivati sulla lungomonte ormai certi di essere in prossimità dell’arrivo, la strada rientra verso la montagna e ci aspetta l’ultimo strappetto di salita prima di arrivare al ristoro finale stanchi ma con il sorriso sulle labbra e soprattutto con in mano la bustina coi panini e la salsiccia.

*a Stiava il chilometraggio viene effettuato con un metro particolare e cioè più corto

 
Trofeo Avis Stiava
di Giovanni Franceschi

Giugno 1981. Avevo appena lasciato le gare di pesca con un brillante 10° di settore su 10. Il cardiologo Dott. Orciuolo aveva bollato il mio cuore come perfetto per un ottantenne. Avevo 38 anni e una quindicina di kg. in più. Mi iscrivo al podismo con il G.P.Arenese, che aveva nel Matteucci (Dino) il presidente fondatore. La Domenica si correva la marcia di Stiava. L'unica volta che avevo fatto una prova sportiva, erano stati 60 mt., corsi con scarpe di vero cuoio, in prima liceo, che poi mollai. Prestazione all'altezza, terzo su tre.
Parto con la scorta di Mauro Orlandi, che pensavo mi avesse preso sotto la propria ala protettrice; erano alcune anni che seguiva il trofeo Lucchese ed ero rimasto colpito per l'abnegazione del compagno di colori, nei miei confronti. Dopo 500mt. un primo stop. Boccheggiavo come i cavedani a fior d'acqua in piena calura estiva. Per farla breve, era eccessiva anche la camminata per gli oltre 100 kg., che appoggiavo sui poveri, sofferenti talloni. A due km. dall'arrivo, il mio compagno di avventura, mi lasciò per accelerare la corsa, con i miei ringraziamenti, io continuando l'ondeggiante andatura. Finalmente il dramma finisce e vedo, con grande sorpresa che Mauro era appena arrivato. Fu la caduta del mio primo mito podistico; avevo conosciuto il primo tapascione, che non era da emulare. Sdraiato per terra e semisvenuto, il Dott. Orciuolo mi alzava le gambe, per cercare di farmi riprendere da crisi quasi irreversibile.
Sono passati 28 anni e oggi correrò la venti. Parto con Riccardo, Giovanni C., Angelo, Stefano, Simone e Fabio. La corsa è invero impegnativa e la salitella iniziale non fa presagire cosa troveremo più avanti. Non me ne proccupo, anche se Riccardo perde subito contatto per il ritmo che impongo. Arrivano le asperità più forti, ma le gambe girano come allora. Ho pensato che il Viagra ingerito, che non funziona per ciò che è stato concepito, è una meraviglia per il fiato e le gambe. Sarò costretto a fare da cavia nei prossimi convegni medici. Scollino tre, quattro volte senza mai fermarmi ai ristori, tanto meno a quello dei salumi (Questione di linea). Arrivo felicemente a fine corsa e sono solo. Non si vedono dietro i velocioni del gruppo e Riccardo che ha fatto la breve, nemmeno. Le lacrime cominciano a scendere copiose per la gioia della performance. Ad un certo punto sento uno squillo, driinn e una voce femminile che annuncia: "Giovanni sono le ore 6 e devi alzarti per la raccolta delle olive". Porco mondo ladro è stato un sogno!
Comunque un bel sogno.

Mettiamo le cose in chiaro

Caro Giovanni, se il massimo delle tue aspirazioni podistiche è quello di staccarmi, per un amico posso anche far finta di non farcela e fingermi incazzato quando mi sorpassi. Ti ricordo comunque che, se arrivi prima di me la soddisfazione è magra, hai battuto un podista con invalidità del 46% per problemi ad una caviglia e che è in grado di dare il suo massimo di fronte ad una tavola imbandita, tipo quella della foto che segue.
Riccardo

Foto

Galleria fotografica di Mario Pardella