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Home > Cronache e foto della corsa di Capanne.

5 Aprile 2010, Capanne

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XXXII CAPANNE CORRE
di Giovanni Franceschi

Sono dovuti passare 29 anni di corse podistiche per poter essere testimoni allo spettacolo desiderato. E soltanto perché avendo le chiavi della macchina, i buontemponi facevano da tiramolla, aspettandomi a piacimento loro. Sono partito da casa incavolato nero (ma questa non è più una novità), per quanta acqua si è rovesciata anche sui terreni di mia moglie, allagandoli. Ma doveva essere giornata piena di sole o vi siete sbagliati con Ferragosto? Franca ha un problema al ginocchio, lesionato sulle nevi di Cervinia, per cui c'era solo Dino, con me, all'appuntamento della Esselunga con il resto del plotoncino. Evaldo, che per qualsiasi raduno, che fosse per la Versilia, Livorno o Lucca intende soltanto il posto succitato, forse era rimasto prigioniero del piumone, e comunque era ignoto all'appello. Il campione Bracci si trovava al Palais de la Victoires di Cannes per le semifinali e finali di Champions League di volley dove la formazione della Foppapedretti di Bergamo ha vinto la sua settima coppa europea. Giusto come nel calcio, dove sta ritornando calcio poli a rallegrare le giornate degli italiani; e per fortuna che ora avremo una pausa con i politicanti.
Come dicono gli stitici, la giornata era uggiosa, piovigginava e niente faceva prevedere la possibilità di rivincite, ma le sorprese sono spesso dietro l'angolo. Con il presidente Ciardelli e con il Matteucci siamo partiti, buon ultimi, con il settore delle partenze sgombro da podisti, sia pure per poco, per l'arrivo dei nottambuli delle marce. I due velocioni mi staccano subito prendendomi alcune centinaia di metri. Poi al culmine di una salitella mi aspettano (come non conoscessi la tecnica di riprendere il fiato) per un thè caldo, gentilmente offerto dagli organizzatori. Dopo alcuni kilometri secondo ricongiungimento, sempre dopo una salita, e a quel punto succede il fattaccio. Il Matteucci (Dino) che incespica per una pietra vigliacca e va per la tangente (cioè per terra) e cercando di salvare il dito medio, steccato per un intervento chirurgico, si rotola sulla spalla destra, girandosi come una trottola e evitando così guai peggiori. Dovete sapere che quel fetente, quando giocava da terzino nella squadra locale di calcio, faceva rovesciate alla Parola, superando con le gambe la propria altezza. Non che fosse impresa epica, visto le misure dell'uomo, ma neanche così facile. Il commento del Ciardelli è stato: Strano non sia successo, come sempre, a me e al Franceschi. E all'orizzonte si intravvedeva la nascita di un cielo finalmente sereno.