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18 Luglio 2010, Trofeo delle 3 province - Levigliani

Foto

Il Sabato a Levigliani
Galleria fotografica di Aldo Passetti
Galleria fotografica di Mario Pardella

Trofeo Monte Corchia - Grazie a Luca Petricci e a Gennaro

di Giovanni Franceschi

Come di consueto in questo periodo, la sveglia fa il proprio dovere squillando alle 5,20, per il solito appuntamento migliarinese, peraltro rispettato dal solo Simone Luperini che, in moto, mi ha seguito alla riscoperta di Levigliani. Erano circa 20 anni che non andavo a quella marcia, anche perché non veniva più organizzata, ma oggi ritornava agli antichi splendori, rientrando nelle Tre Province, come prova conclusiva del calendario. Riccardo mi aveva anticipato, partendo con parte della famiglia, il giorno precedente e preparando la lista del gruppo che contemplava soltanto i tre succitati. Con il Presidente siamo partiti per la 18 in compagnia dell'amico Gennaro del marathon e con Luca Petricci che è la mente storica delle nostre corse. Come detto il Cicerone ci illustrava le bellezze e le difficoltà che avremmo incontrato nei chilometri iniziali, magnificando, con mia grande soddisfazione, le voltoline pensando fosse un istituto di suore dove avremmo trovato un degno ristoro. Dopo alcuni tratti da ascesa Alpina, il Nostro ci fa notare il profilo di un volto femminile creato dalle rocce in prossimità della prima vetta. Ho subito pensato al pittore e scultore spagnolo Botero, di casa a Pietrasanta e dintorni, ma l'artista si evidenzia per l'abbondanza delle proprie opere e quella indicata da Luca era opera della natura che aveva creato un profilo dolce e grazioso di fanciulla. L'amara scoperta veniva dalle voltoline; altro che convento di clausura dove ci aspettava un congruo ristoro, queste erano centinaia di curve su sentieri di pietre che ci avrebbero accompagnati alla vetta del Corchia. Gennaro ci parlava di una baita dove avremmo trovato quel benedetto ristoro. Niente! Era sparita anche la capanna, le allucinazioni erano alla rovescia, niente capanna, ne bue e asinello, della cometa non esisteva traccia. Ma dove eravamo finiti!. Poi arriva il ristoro con la sorgente che versava acqua a dieci sotto zero e siamo tornati alla realtà, ma con il timore di non arrivare più da dove eravamo partiti. La corsa non aveva toccato ancora la cima Coppi, quella sarebbe arrivata successivamente facendoci incontrare ulteriori difficoltà e allora mi tornava alla mente il proprietario di uno dei migliori ristoranti di Padova, dove sono stato ospite molte volte, che con carrelli di bollito e di arrosti, ci apostrofava dicendoci se volevamo un piatto da uomo o da mezzo uomo. Oggi, nello splendore di una corsa antica, con una fatica immane, abbiamo partecipato a una corsa da uomo.