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1 Novembre 2010 - Livorno
VI Corri lungomare

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Livorno donna - Cultura e salute
di Giovanni Franceschi

Sono trascorsi alcuni giorni da quando Michele Jeri ci coinvolgeva per partecipare numerosi alla marcia di Livorno Donna e ricordava a noi tutti che la segretaria del suo ufficio legale era mancata, sconfitta dalla brutta bestia, privando un bambino di una madre di 38 anni. Mi aveva colpito il tono accorato di Michele, tanto da sentire la necessità di rispondere, sia pure in privato.

"Franceschi, lei ha un tumore"! L'ultima domenica di marzo 2004, il Prof. Mariani, seduto sul divano nel salone di casa, di mia moglie, mi comunicava l'esito della colonscopia che provava l'esistenza di un polipo, di un tumore calmo e di un tumore notevolmente incazzato. "Va bene, ripeterò la visita e bruceranno il tutto". Il Prof. non mi guardò e disse: "Le ho preso appuntamento domani alle 14 con Piero Buccianti, che è uno dei migliori chirurghi italiani". L'indomani Piero (è diventato mio amico e con lui Antonio Maroni) mi parla di un punto oscuro (lo credo bene, si trattava del colon) che comportava serie difficoltà. "Dottore, mi scusi, alla fine di Aprile ho una riunione ad Agordo, in Luxottica, molto importante, e non posso mancare." "Non può pensare alle riunioni in questo momento", fu la risposta secca. "Ma i primi di Maggio, a Milano, c'è la fiera campionaria dell'occhiale, più importante al mondo." Il Dott. Buccianti sfiora in altezza il mt, 1,90, si alzò dalla poltrona e con voce urtata disse: "Lei ha un problema molto serio e viene da me farneticando di riunioni e fiere." Nei due minuti successivi mi resi consapevole della gravità della situazione. Il 1 Aprile ricovero, il 2 intervento chirurgico della durata di 7 ore e 30 minuti, ma alle 6,30 del mattino altra situazione imbarazzante, quando si presenta in camera un medico che doveva prendermi le misure per l'eventualità di inserirmi il famigerato sacchetto per l'espulsione anomala delle feci. "Se lo scordi (fu la mia risposta), il Dott. Buccianti non inserirà nessuna protesi". L'uomo del sacchetto fece per andarsene, lo richiamai e fui costretto a farmi fare dei disegnini sull'addome. Mi portano nell'anticamera della sala operatoria insieme ad altri due e dopo poco arriva un aiuto che si informa sul paziente più grave. Un medico mi indica, ma non riuscirono a scalfire il mio ottimismo, tanto da farmi ridere, poco dopo, quando un infermiere, appena arrivato chiese chi produceva, tra i tre operandi, l'olio di oliva più caro d'Europa. "1 milione e mezzo al kg." fu la mia risposta. Al risveglio, la prima cosa che chiesi a Piero fu del sacchetto. "Tutto ok". L'indomani, pieno di tubi e altro, ero su una poltrona a fare la settimana enigmistica e nel pomeriggio, portandomi dietro tutti questi cannelli, giravo per le camere tranquillizzando gli altri pazienti. Dopo una settimana arrivò la notizia poco gradita, della necessità di fare kemioterapia. Mi consigliarono l'inserimento di un porter, che consentiva l'irrorazione di quanto necessitava e dopo 6 mesi, il 1 di Settembre, nel mio oliveto, presi della polvere da sparo, i pantaloni che portavo sempre in ospedale, la maglia, le scarpe, il marsupio che aveva contenuto il porter, i 10 centesimi che servivano per il ricambio giornaliero della carica e gridando di gioia bruciai il tutto. Nel pomeriggio festa in piscina con gli amici.

Ora si capisce il perché della sofferenza causatami dalla notizia del Jeri e da tutti quelli, che conosco e che hanno perso la battaglia della vita per il tumore, mentre io ho vinto.

Non parlo spesso del passato, ma la marcia odierna viene organizzata per beneficenza per i tumori delle donne e mi sembrava appropriato portare il mio modesto contributo e anche per sensibilizzare coloro che mi leggono a fare prevenzione. Allora la brutta bestia vincerà meno battaglie.