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6 Febbraio 2011 - Pappiana
XXXIII dal fiume Serchio ai monti Pisani

Foto

Foto di Vinicio Dali

 
La marcia dei ricordi
di Giovanni Franceschi

I tristi eventi che affliggono l'Egitto negli ultimi giorni, mi riportano alla gita premio che la ditta Sàfilo offrì alla forza vendite Italia, per i successi commerciali conseguiti negli anni 70/80. E proprio nel 1988 visitai con i colleghi quei luoghi indimenticabili trasudanti cultura millenaria, che contrastava con la miseria di quel periodo ; ma era una povertà nobile che mi affascinava, tanto da privarmi della gita sulla Feluca (tipica barca egizia) quando ad Assuan volli tornare nei mercatini, colpito dalla loro ospitalità e dalla conoscenza delle lingue, italiana, inglese, francese e tedesca,( io che parlo malamente soltanto l'italiano) cercando di comprendere l'attuale stile di vita . Il museo egizio del Cairo, con la mummia di Tutankamon, il faraone più conosciuto che morì a soli 19 anni ; la visita alle piramidi di Giza, dove svetta quella di Cheope, la più grande, e che fa parte delle sette meraviglie del mondo antico con la statua di Zeus a Olimpia, il colosso di Rodi, il tempio di Artemide a Efeso, il mausoleo di Alicarnasso, il faro di Alessandria e i giardini pensili di Babilonia. Mi ricordo la visita alla piramide di Cheope in un percorso così angusto, da dover camminare curvo e con la corruzione esistente, le guardie che dietro laute mance, permettevano agli automobilisti l'accesso all' ombra delle piramidi, per fare sesso in assoluto riserbo. Per capire la cultura egizia basta sapere che le piramidi sono state costruite da oltre 5.000 anni. E ancora la Sfinge e poi la valle dei Re e la crociera sul Nilo, dove a ogni scalo sciami di bambini chiedevano penne biro e informazioni sulla salute dei calciatori italiani dell'epoca. Il viaggio da Assuan a Abu Simbel con un aereo che andava spinto a mano per farlo decollare e proprio in quei momenti pensavo che se non fossi morto in quella trasferta, non mi avrebbe fregato nemmeno il tumore, come accaduto. Ora leggo di oltre 300 morti, di oltre 5.000 feriti e di distruzione, a rovinare ancora di più, quella cultura assopita da troppi millenni.

La marcia del Rossini evoca sempre i ricordi della mia infanzia, perché attraversa il paese natio, dove ancora lievita l' enorme proprietà di famiglia, sperando che il nostro comune ci conceda di farla tornare agli antichi splendori. Il giardino dove due bombe amiche (ma neanche tanto) colpirono la recinzione ferendo mio fratello Francesco e io fui salvato dalla zia. Il fosso del Mulino a cui ero grato per l'abbondanza dei pesci e per le nuotate estive, i vigneti ancora in piedi, dove rubavamo l'uva da tavola. Le colline che portano all'agriturismo delle Capanne, dove ci approvvigionavamo di mandorle e nocciole e dove nascevano i primi flirt durante le merende domenicali. In questa marcia tre anni orsono, ho ripreso a trotterellare dopo sette anni di stop per i troppi bisturi, e proprio nel giorno del mio ennesimo compleanno. Per questi motivi, e non solo, sono attratto dalla marcia del Rossini. L'organizzazione della prova odierna ha rasentato la perfezione con indicazioni anche dove non c'era necessità, con gli incroci presidiati e mi dicono con ricchi ristori e premi individuali oltre la norma. Bravi davvero!!!

La marcia dei ricordi, perchè rimangano sempre vivi, con la speranza che la nebbia dei troppi anni trascorsi non offuschi la lontana gioventù. E domenica a S. Miniato aspettando una delle persone a me più care.